La storia del Frantoio Farchioni è lunga e affascinante tanto da risalire a ben prima del 1780.
Dagli archivi storici dell’arcidiocesi di Spoleto si riscontra che un nostro antenato ,certo Davide Farchioni, nel XVII secolo pagava le tasse sul macinato per l’utilizzo delle acque fluviali della Marroggia, torrente situato nella valle umbra.
Le acque servivano per azionare ”le palmenti del molino” che davano forza motrice alle macine di pietra per la frangitura delle olive ma anche di tutti i cereali coltivati all’epoca. La pasta cosi ottenuta veniva poi pressata su presse in legno e l’olio ottenuto lasciato decantare in orci di terracotta. Nei primi del 900 è Pompeo Farchioni, forte di questa tradizione, a spostare il nucleo aziendale e quindi il frantoi nella zona dei Colli Martani, strategica linea di traffico e di scambio merci tra Perugia e Roma.
Il frantoio venne cosi ristudiato con tutte le innovazioni dell’epoca. I un grande motore elettrici muoveva le grandi macine a pietra per frangere le olive ed ottenere la pasta, grandi pistoni in acciaio spingevano le presse fino a 400 atmosfere per ottenere l’olio che veniva poi conservato in grandi cisterne vetrificate poste sotto il frantoio e quindi ben protette da luce e calore.
Nel 2005 la tradizione si rinnova con la Collaborazione della Rapanelli S.p.A., antica azienda umbra che produce macchine per la molitura delle olive.
Il progettato ambizioso è quello di realizzare un nuovo frantoio sperimentale in continuo che racchiuda in se tutta l’esperienza della vecchia tecnica e l’innovazione la moderna tecnologia.
Peculiarità del nuovo sistema è l’aver suddiviso il lavoro in 5 reparti componenti il frantoio: la zona di ricezione e pulizia delle olive, il gruppo frantumatore, il gruppo di gramolazione, i decanter, i separatori.
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